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Alien Romulus

Ricordo ancora, a distanza di molti anni -da ragazzo, quando vidi l’Alien primigenio, il cult di Ridley Scott, la prima volta in tv. La musica «atonale», ancora oggi ansiogena e disorientante; il logo (title design), che appare poco alla volta, stanghetta dopo stanghetta, fino a formare il titolo, e l’intera parola che, per gli appassionati rappresenta la summa di tutto l’orrore che in esso è contenuto, ma anche la meraviglia, il sense of wonder che caratterizza tutti i film di Fantascienza.
In un altro post, ho parlato diffusamente della saga che consta di 5 film, questo compreso, di due prequel e di due crossover, con l’altra grande minaccia dell’universo fantascientifico: Predator.
Tornando alla mia prima visione, rammento soprattutto l’adrenalina che saliva, la soggettiva -che portava ad immaginare di essere lì, nell’astronave immacolata, asettica, poi diventata «il buio antro entro cui il male risiede», e la curiosità mista alla spasmodica attesa: in che modo si sarebbe mostrato l’Alien?
Ora immaginate una sorta di «ultima cena»(1), in un enorme vascello spaziale commerciale, in una regione sconosciuta nello spazio profondo, «La prima cosa che farò quando tornerò sulla Terra, è di mangiare un piatto delle mie parti…», sono le ultime parole di J. Hurt/Kane, prima che il baby Alien gli squarciasse il petto, sotto lo sguardo che è difficile definire, dei suoi sventurati compagni di viaggio. Una scena entrata di diritto tra le più horror del cinema di FS: terrorizzante, spaventosa, incredibile; mi ci volle un buon cordiale per riprendermi. A dirla tutta, R. Scott (in Romulus solo produttore), ha svelato in seguito che in realtà, gli altri attori non sapevano bene quello che sarebbe successo nella scena madre, per aumentarne maggiormente il realismo: missione compiuta. Anche se poi, con l’avvento della CGI, nei due prequel Prometheus (2012) e Covenant (2017), l’Alien trova altre vie per venire al mondo, in un tripudio splatter.
Con gli anni, mai avrei pensato di passare, da semplice spettatore, ad occuparmi, con tanta passione, di cinema di fantascienza: destino? O più semplicemente vita?.. E, di fatti «La vita và verso la vita», l’essenza stessa della fantascienza, è in realtà una delle tagline del film Mission to Mars (B. De Palma, 2000) che è anche una delle prime recensioni che scrissi sulla rivista Stargate, per chi la ricorda, un film dal finale bellissimo, sorprendente, evocativo. Qui, nel film di Fede Alvarez (La casa, 2013) la tagline è: «Erano in cerca di nuova vita, l’hanno trovata e lei ha trovato loro!». Ed è quel lei ha trovato loro, ma sarebbe stato meglio identificarla con “essa”, vista la natura “xeno”(2) della creatura, che richiama, di conseguenza, la stessa paura alla visione del film uscito nell’ormai lontano 1979.
Non ci sono attori famosi -forse lo diventeranno, ma tutte giovani promesse, alcuni con discrete esperienze alle spalle, forse Alvarez vuole dirci che essendo giovani sono meno pronti a morire? Quindi adatti a contrastare la più seria minaccia, alla specie umana, proveniente dallo spazio? Primo Alien prodotto dalla Disney, un midquel ambientato tra i primi due film e solo 20 anni dopo il primo, cioè nel 2142. La pellicola, ricorda in più punti i precedenti capitoli, come una sorta di tributo: l’inizio con le luci e i computer che si avviano, Alien, con tanto di androide con le fattezze, ringiovanite dell’ufficiale scientifico Ash (l’attore I. Holm), il suo mezzo busto e i ragazzi armati, i Marines di Aliens-Scontro finale (J. Cameron, 1986); Alien3 (D. Fincher, 1992), perché ambientato in una stazione spaziale abbandonata, come il pianeta prigione (Fury 161) e Alien-La Clonazione (J.P. Jeunet, 1997) nel finale, con la nascita dell’ibrido umano alieno. La protagonista, inoltre è fin troppo simile, in alcuni tratti, al tenente Ripley (S. Weaver), dialoghi e ultima registrazione audio compresi. Due i punti, in un certo senso, più originali rispetto ai contenuti dei film che l’hanno preceduto. Alvarez ha cercato di creare un mondo, che è la colonia dove vivono i ragazzi, un mondo però dove non c’è mai la luce del sole, un mondo multirazziale, caotico, oscuro, accostarlo alla Los Angeles di Blade Runner, non credo sia azzardato. Non solo, ma i ragazzi provano emozioni, emozioni vere, sono quasi empatici: Rain (C. Spaeny) -anche in questo capitolo l’eroe è donna, ama come un fratello il suo androide, nulla a che vedere, quindi con l’equipaggio della Nostromo, sebbene multietnico, ma roso da contrasti interni, i Marines di Scontro Finale, i prigionieri di Fury… ecc. anche se il piccolo gruppo combatte strenuamente, sia come i militari, che come lo scaltro equipaggio della Betty, nel quarto capitolo. E se la nave spaziale militare, dove vennero condotti esperimenti di clonazione (Ripley clonata ben otto volte!), è simile sia alla Renaissance e ad una sorta di Deep Space Nine (Star Trek), ma abbandonata, divisa in due sezioni, la Romulus (dove si trovano i facehugger), e Remus, dove venivano condotti esperimenti genetici, con tanto di bassorilievo sulla porta d’ingresso, raffigurante i due piccoli allattati dalla lupa.
Gli scienziati della stazione, ormai un relitto avviato alla distruzione, hanno estratto dagli xenomorfi un «fluido sperimentale» lo «Z-01», o «ceppo Prometheus» così come lo chiama Rook, l’androide malridotto riavviato dai ragazzi, quando penetrano nel cuore della stazione stessa. Ecco svelato, ancora una volta, l’intento segreto della Weyland Yutani, la famigerata Compagnia, l’ombra minacciosa sull’intera saga, per dare all’uomo le caratteristiche degli alieni e la loro capacità di vivere soprattutto in condizioni estreme: l’ultimo atto(?), sul quale ritorneremo visto il collegamento con Prometheus e sul suo dono (il Fuoco di Prometeo), qui nella sua visione estrema, la mutazione genetica, evidentemente per creare un «super soldato» (X-Files), l’arma biologica perfetta. «La verità è là fuori», ma là fuori, nello spazio profondo, nessuno può sentirti urlare.

 

Note:

1.https://www.fantascienza.com/22224/alien-covenant-ecco-l-ultima-cena
2.https://it.wikipedia.org/wiki/Xenomorfo

AltreFonti:

https://www.fantascienza.com/30084/ultimo-trailer-per-alien-romulus-l-horror-fantascientifico-in-arrivo-ad-agosto
https://www.fantascienza.com/28685/alien-c-e-il-cast-e-si-parte-con-le-riprese
https://www.fantascienza.com/28381/alien-i-primi-dettagli-sul-nuovo-film
https://www.fantascienza.com/28938/alien-romulus-i-nuovi-dettagli-sul-prossimo-capitolo-della-saga
https://www.comingsoon.it/cinema/news/alien-romulus-il-regista-motiva-la-scelta-di-un-cast-giovane-sono-piu/n185362/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/alien-ridley-scott-voleva-un-finale-completamente-diverso-e-raccapricciante/n185355/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/i-facehugger-sono-tornati-l-agghiacciante-trailer-italiano-di-alien-romulus/n185562/
https://www.mymovies.it/film/2024/alien-romulus/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien:_Romulus
https://www.comingsoon.it/film/alien-romulus/63277/scheda/#curiosita-su-alien-romulus
https://www.bestmovie.it/news/alien-romulus-loscuro-motivo-per-cui-gli-attori-protagonisti-dovevano-essere-giovani/901698/
https://movieplayer.it/news/alien-romulus-prime-reazioni-positive-alien-migliore-james-cameron_145525/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien

credit:

https://www.mymovies.it/film/2024/alien-romulus/poster/0/

The Swarm -Il Quinto Giorno

Nel film La Guerra dei Mondi, l’originale (The War of the Worlds, B. Haskin, 1953), tratto dall’omonimo romanzo di H. G. Wells (1898), considerato il primo romanzo di fantascienza e dove si narra della prima invasione al nostro pianeta, la protagonista Ann Robinson (che apparirà insieme all’altro protagonista Gene Barry, in un cameo nel riuscito remake di Spielberg del 2005), all’affermazione del generale che, dopo l’attacco la Terra verrebbe distrutta dopo soli sei giorni, ella risponde con: «lo stesso tempo che ci è voluto per crearla…».Ovvio quindi fare riferimento alla Bibbia e, in particolare, alla Genesi(1) che nei primi versi spiega, quasi dettagliatamente il succedersi dei giorni -di seguito riportati in sintesi, e dell’opera di Dio. Primo Giorno: Dio crea il cielo e la Terra, poi la luce che chiamò giorno e le tenebre notte. Secondo Giorno: Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento (cielo). Terzo giorno: Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Poi fece crescere germogli, semi e alberi da frutto. Quarto Giorno: Dio fece le due fonti di luce, cioè il sole per il giorno e la luna per la notte e le stelle. Se il Sesto Giorno, è incentrato sulla creazione dell’uomo e sull’annosa questione dell’uso del plurale (“facciamo”) e il Settimo Giorno si riposò, cosa è successo nel Quinto Giorno?

Nel quinto giorno, oltre agli uccelli, Dio creò tutte le creature acquatiche, ma anche i mostri marini. Ecco quindi, il perché del titolo della serie tv The Swarm – Il Quinto Giorno, una produzione internazionale, che vede coinvolte diverse emittenti, tra cui anche Rai Fiction e dove nel cast l’attrice di spicco è Barbara Sukova che interpreta la prof.ssa K. Lehmann. La sceneggiatura invece è tratta dal romanzo di Franck Schätzing (Der Schwarm, 2005), gli autori si sono avvalsi della consulenza di due esperti, la prof.ssa A. Boetius ricercatrice polare e in acque profonde e del dott. J. Copley, professore di esplorazione oceanica presso l’Università di Southampton.

Le prime otto puntate (la prima stagione), sono dirette da: B. Eder, L. Watson e P. Stölzl, disponibili su Rai Play. Titolo affascinante, quindi, ma per capirne bene trama e contenuti, dobbiamo necessariamente partire da un personale assunto: Ci è stato fatto credere, per giustificare la “corsa allo spazio”, che ormai abbiamo esplorato tutto il pianeta Terra. [Corsa allo spazio, che per il momento, non è andata oltre qualche sporadico “allunaggio” sul nostro satellite e all’aver lanciato sonde verso gli altri pianeti, in particolare Marte, e che alcune di queste viaggiano da anni nell’abisso dell’ignoto]. Ma la verità è che, così come non conosciamo bene la faccia nascosta della Luna (dicono che sia poco interessante!), non conosciamo ancora “a fondo”, i due terzi de “l’altra faccia del pianeta Terra”: il Mare, appunto. Ed è proprio da lì, come avrete capito, che arriva la minaccia. Crisi ambientali a parte, in tutto il mondo iniziano ad evidenziarsi «strani fenomeni»(2). E se non si è preparati, gli attacchi sono a dir poco sorprendenti(3). Tutte le creature acquatiche, di colpo sembrano trasformarsi in vere e proprie armi: prima i cetacei (balene e orche, da non perdere il primo attacco di una Megattera), poi crostacei (astici e granchi), fino ai “vermi del ghiaccio” e ai mitili (vongole), addirittura evoluti in una nuova specie, portatori di in batterio che potrebbe rivelarsi pandemico. Quando la scienza si trova impreparata (per ovvi motivi, ma in questo caso propensa a nuove ipotesi), quando il divino non basta, se non a ricordare le famose “piaghe” bibliche, è proprio da un’astrofisica -questo il perché dell’assunto di cui sopra, che entra per caso nel discorso, ma poi si unirà al team di ricerca, che indica la possibilità di una terza via.

L’enigmatico simbolo dei nativi americani dal quale è tratta la parola “Y R R”

Un’intelligenza altra, ma per il momento non definita come aliena, al quale viene dato il nome di “YRR” (v. Foto), che potrebbe vivere nascosta negli abissi da centinaia di milioni di anni, fin dai tempi in cui c’era un solo continente (Pangea) e gli oceani erano una sola grande massa d’acqua, la “Panthalassa” (Paleozoico, 250 milioni di anni fa). Più o meno lo stesso concetto che è alla base del film Mission to Mars (B. De Palma, 2000), in quel caso si parlava di DNA alieno che, inviato sulla Terra, nella stessa Era, si sarebbe poi evoluto in DNA umano. Qui, si parla di organismi monocellulari che però hanno l’incredibile capacità di trasformarsi, combinandosi in un organismo, pluricellulare, complesso. Anche se quindi ne condividiamo il passato, dalle immagini si evince che la serie deve molto al cult di J. Cameron, The Abyss (1989), anche per la presenza della famosa onda. Nel film del regista di Terminator e Avatar, era un’intelligenza altamente evoluta, in possesso di una tecnologia che noi ancora oggi siamo ben lungi da realizzare. I ricercatori, in grado di dare una risposta, tra molte ipotesi, hanno diverse idee, ma lo stesso fine di trovare un modo per comunicare, un linguaggio idoneo: «un territorio ancora inesplorato», ma che la FS, ha ampiamente tracciato in diverse opere. L’Alterazione chimica-biologica, è un «qualcosa che ha trasformato i mari in un’arma contro di noi», ma se non c’è una spiegazione plausibile, bisogna necessariamente mettere in discussione le nostre conoscenze, al di là dei danni causati dalla componente antropica. Comunque una strada molto pericolosa, perché non riuscire a trovare la verità nella scienza come la comprendiamo, abbattere le fondamenta sulle quali poggia l’attuale paradigma, potrebbe scatenare un enorme sconvolgimento nella psiche umana. L’Ultimatum alla Terra è lanciato, non sappiamo quando verrà il giorno, a noi resta, per il momento, la possibilità di ammirare una serie che, con un rinnovato linguaggio cine-televisivo, un montaggio dinamico e un’ottima fotografia, si lascia vedere, dal primo all’ultimo degli episodi (volutamente senza titoli, se non la progressione numerica), però tutta di un fiato o se preferite… in apnea.

Note e fonti:

1. Genesi, Cap. 1, Vers. 1-31.

2. https://www.fantascienza.com/29482/il-quinto-giorno-arriva-sul-piccolo-schermo

3. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/The_Swarm_-_Il_quinto_giorno

Credits:

In foto elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni

Ad Astra: verso le stelle

Ad Astra è il finale di una frase latina («Per aspera ad astra»), che vuol dire “Attraverso le avversità, verso le stelle”.
La locuzione ricorda molto da vicino il capitolo finale dell’inarrivabile 2001: Odissea nello spazio, e cioè “Giove e oltre l’infinito”. Anche se nel film di James Gray (Civiltà Perduta, 2017, la recensione qui), la mèta è Nettuno l’argomento è  l’instancabile corsa del genere umano a voler andare sempre oltre.
Il sommo Vate, già secoli orsono scrisse: «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e canoscenza»(1).
E proprio quest’ultimo concetto affliggerà l’essere umano fino alla fine dei suoi giorni. Se arriveremo dove nessuno è mai giunto prima, dove non si può andare più in là, potremo allungare il braccio oltre? Il film realizzato anche con la collaborazione di tecnici e astronauti della Nasa -lo stesso Brad Pitt, protagonista e produttore, ha intervistato(2) di persona uno degli astronauti tutt’ora presenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, Nick Hague. I due hanno discusso, e in parte scherzato sull’assenza di gravità, ma anche sullo stress psicologico e fisico; aspetti chiave per la decifrazione del lavoro del regista statunitense. Infatti Roy McBride (B. Pitt), è introverso, a volte scollegato dalla realtà, introspettivo, riflessivo, quasi meditativo, soprattutto a causa della partenza del padre, il colonello Clifford McBride (Tommy L. Jones), pluridecorato, messo a capo, dallo United States Space Command(3), della missione LIMA, diretta verso Nettuno, alla ricerca di segnali di vita extraterrestre. Come succede nei film di fantascienza, soprattutto quelli speculativi, tipo 2001Interstellar e anche Solaris, qualcosa è andato storto: da anni non si hanno più notizie perché il padre di Roy, forse ancora vivo, ha iniziato a condurre esperimenti con l’antimateria. Risultato è il rilascio di una potente forza energetica, denominata “il Picco”, che attraversa tutto il sistema solare arrivando fino alla Terra in grado di provocare «una crisi di proporzioni sconosciute».
«Ci piace definire questo film il futuro della scienza, non fantascienza (omissis) ispirandoci a tutto ciò che oggi è presente nelle nostre vite» (4), è lo stesso J. Gray, che definisce in un’intervista così la sua opera, e chissà se veramente non ci sia un pericolo tutt’ora presente al limite del nostro sistema solare… Infatti la scienza ufficiale è «compartimentalizzata», in modo che seppur vicine due persone non sanno quello che sta facendo l’altro. Solo in questo modo possono essere salvaguardate le missioni Top Secret. Il comando spaziale così usa Roy, per stanare il padre, una missione quasi militare tipo «cerca e distruggi». Nell’ipotetico futuro del film l’uomo è diventato un «divoratore di mondi», la Luna è quasi completamente colonizzata (da non perdere la scena dell’inseguimento sulla superficie lunare con i rover), ci sono avamposti su Marte, altre basi sparse nel sistema solare, fino a Nettuno. Stavolta, però la Mission to Neptun, non sarà di salvataggio come nel film di Brian de Palma.
Ma il viaggio fino quasi ai limiti dell’eliosfera è lungo, e gli altri componenti muoiono uno ad uno, come se il padre uccidesse anche a distanza, alcuni uccisi anche da un babbuino cavia, in una scena che strizza l’occhio ad Alien (Il mostro dell’astronave), il recente Life e difatti il termine LIMA, nell’alfabeto fonetico, indica la “effe” come life.
Così Roy resta solo con sè stesso e paradossalmente sente il padre ancor più vicino sebbene siano a miliardi di miglia di distanza. Il film, seppur con enormi difficoltà da parte del protagonista arriva con una certa linearità fino alle sequenze finali dove sono racchiusi i concetti più interessanti e che giustificano il lavoro degli autori e la stimolazione, con scene spettacolari e a effetto sia dal punto di vista visivo che acustico, dello spettatore ansioso di arrivare all’atto finale.
Roy ritrova il padre nell’astronave (forse è lui il vero mostro), dove sono tutti morti e dove questi giocava a fare Dio: «Non mi è mai importato nulla di voi, di tua madre, di te, delle vostre piccole idee». Ora sono faccia a faccia, padre e figlio, una lacrima scende sul viso di Roy, che finalmente si può liberare dalla forma di ossessione, di rabbia, forse delusione, per essere stato abbandonato da bambino: «I figli pagano sempre per le colpe dei genitori». Nel tentativo di riportarlo indietro è però il padre che recide volontariamente il cordone ombelicale, che stacca la cima che li teneva uniti e Roy, è costretto, impotente, ad osservare il padre, che si allontana nell’abisso dell’infinito, e che finalmente anche se per pochi minuti esce a riveder le stelle.
La domanda: se gli esperimenti con l’antimateria creavano picchi di energia catastrofici, quando l’astronave esplode, l’antimateria viene a contatto con la materia, questo dovrebbe essere ancor più distruttivo. Potrebbe creare anche una singolarità, un buco nero, in grado di inghiottire tutto il nostro sistema solare?
La morale, nascosta, tra i pianeti e i due anelli di Nettuno: «A volte la volontà dell’uomo deve superare l’impossibile per cercare quello che la scienza ritenga non esista» e finalmente potremo dare risposta, riportata su un poster dentro la nave, alla domanda che ci è tanto cara: «Is there anyone out there? Yes, yes, yes?».

 

Nota dell’autore: le citazioni, dove non specificato, sono tratte dal film.

Note:
1. Divina Commedia, Inferno, canto XXVI, v.119.
2. https://www.youtube.com/watch?time_continue=237&v=Q8LYn1KtfOA
3. Originariamente creato nel 1985 per coordinare l’uso dello spazio esterne da parte delle forze armate degli USA (Wikipedia).
4.https://www.comingsoon.it/cinema/news/ad-astra-il-regista-james-gray-ci-parla-delle-sfide-affrontate-da-lui-e/n94713/

Fonti:
https://www.comingsoon.it/cinema/interviste/ad-astra-in-cerca-di-una-nuova-mascolinita-brad-pitt-protagonista-a-venezia/n93891/
https://www.fantascienza.com/25101/ad-astra-da-oggi-nei-cinema
https://www.fantascienza.com/25098/verso-le-stelle-con-l-astronauta-brad-pitt
https://www.fantascienza.com/25090/ad-astra-il-regista-james-gray-mi-sono-ispirato-ad-arthur-c-clarke-ed-enrico-fermi
https://www.filmtv.it/film/158291/ad-astra/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/ad-astra-e-il-terrore-che-viene-dallo-spazio-profondo/n95008/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/ad-astra-e-il-desiderio-di-non-essere-soli-ce-ne-parla-liv-tyler/n95002/
https://www.mymovies.it/film/2019/ad-astra/#recensione
https://www.altrimondi.org/riflessioni-biennale-cinema-2/
https://www.mymovies.it/film/2019/ad-astra/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/ad-astra-brad-pitt-intervista-il-vero-astronauta-nick-hague-nella-stazione/n94610/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/ad-astra-tra-scienza-e-fantascienza/n94805/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/ad-astra-un-emozionante-inseguimento-in-viaggio-sulla-luna/n94924/
https://www.comingsoon.it/film/ad-astra/54954/recensione/
https://www.filmtv.it/film/158291/ad-astra/

credit: Nasa

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